I muri in pietra a secco e l'arte della loro realizzazione
I muri a secco hanno modellato molti paesaggi, testimoniando metodi e pratiche usati sin dalla preistoria per organizzare gli spazi dove vivere e lavorare, ottimizzando le risorse locali naturali.
Affondano le radici in epoche lontane.
Antichi muratori li adoperavano per:
- marcare i confini tra le proprietà e costruire piccole abitazioni, come ad esempio i trulli;
- proteggere i pascoli, rendendoli invalicabili a lupi, volpi e altri predatori, garantendo così la possibilità di risparmiare sulla manodopera per la custodia degli animali;
- proteggere le coltivazioni dagli agenti atmosferici, soprattutto lungo le coste o in prossimità di fiumi e laghi;
- creare recinti e ripari di piccole dimensioni per gli animali da cortile;
- terrazzare ripidi pendii per poter coltivare sfruttando tutta la superficie disponibile (fasce);
- costruire sistemi di canalizzazione delle acque piovane, migliorando l’irrigazione dei campi.
La materia prima era pietra grezza locale.
Per ricavare altra terra coltivabile, i contadini liberavano i campi da sassi e pietre, usandoli poi, insieme alla loro abilità, per costruire.
Nessun legante: ogni pietra veniva scelta ed incastrata solo con l'abilità manuale, sfruttando il peso e la forma di ciascun elemento, come in un mosaico.
Ancora oggi la tecnica impiegata è la stessa.
I muri in pietra possono dunque essere considerati vere e proprie opere di ingegneria naturale.
Le tecniche costruttive venivano, e vengono ancora oggi, tramandate di generazione in generazione come un tesoro, migliorandosi ed adattandosi nel tempo, fino a far nascere un vero e proprio mestiere.
Ogni pietra azza parite.
Ogni pietra contribuisce a costruire un muro, ogni pietra ha la sua storia.
E' un’espressione salentina che racchiude l’essenza ed il significato profondo di queste strutture di pietra. Questa frase dialettale, intrisa di saggezza popolare, descrive sì un aspetto materiale, ma evoca una connessione più profonda tra le pietre e le storie che raccontano.
Oggi, come nel passato, i muretti continuano ad essere molto più che semplici elementi del paesaggio: sono custodi della memoria storica e di una cultura millenaria, testimoni di secoli di tenacia e di fatica contadina.
Uniscono il passato al presente, contribuendo in modo significativo alla preservazione dell’identità e della bellezza di territori unici.
La loro presenza silenziosa ma potente arricchisce il paesaggio, trasformandolo in un palcoscenico dove la storia, la cultura e la natura si intrecciano in un racconto ricco di fascino, di resilienza e continuità.
In Italia la costruzione dei muretti a secco è un'antica tradizione rurale diffusa da sud a nord:
- nuraghi millenari della Sardegna;
- muretti messapici della Puglia;
- terrazzamenti in Valtellina, Liguria, Piemonte (Val di Susa), Toscana, Friuli, Costiera Amalfitana.
Ma storia, tecniche e conoscenze analoghe sono presenti in numerosi paesi del mondo come Irlanda, Svizzera, Perù, Austria, Spagna, Africa, Cipro, Belgio, Lussemburgo, Medio Oriente, Grecia, Francia, e molti altri.
Nel 2018 l'Italia ed altri Paesi Europei promuovono la candidatura di questa antica pratica.
Così, l'arte dei muretti a secco viene riconosciuta dall'UNESCO patrimonio culturale immateriale dell'umanità perchè rappresentano una relazione armoniosa tra la natura e l'uomo.
Questo riconoscimento ha rinnovato l'interesse per questa antichissima arte.
Ha dato nuova linfa agli sforzi di conservazione e restauro del patrimonio di muretti a secco esistente.
Le tecniche tradizionali vengono ora insegnate alle nuove generazioni, garantendo la continuità di questa arte antica.